10/12/2011

systema naturae

> uomo e natura — littlebighorn @ 9:53 pm

ioedarwin

Tre grandi studiosi della Natura stanno ora osservando l’evoluzione della vita sulla Terra.
Il tutto è gagliardissimo!

08/11/2011

dimettiti, pezzo di merda!

> politica e democrazia — littlebighorn @ 2:28 am

dimissioni

VATTENE, SPARISCI, LIBERACI DALLA TUA SPREGEVOLE PRESENZA!

DIMETTITI PEZZO DI MERDA!

TI RICORDEREMO SEMPRE COME UN VILE MAFIOSO E ASSASSINO, UN LURIDO MASSONE PIDUISTA, UN TRUFFATORE, DITTATORE CORROTTO  E CORRUTTORE, UN LADRO E UN VIGLIACCO, UN BUGIARDO, E IL PIU’ SPORCO PUTTANIERE DI TUTTI I TEMPI.

QUANDO TE NE ANDRAI, (E PECCATO CHE NON FARAI MAI UN GIORNO DI GALERA) SPARIRAI DALLA STORIA E DALLA NOSTRA VITA. NON LASCERAI ALCUNA TRACCIA IN NOI DEL TUO SQUALLORE.

E NON TORNARE MAI PIU’.

25/10/2011

poggio tre vescovi: la devastazione è servita

> ambiente ed ecologia, rimini e dintorni — littlebighorn @ 10:09 pm

un progetto di un mega parco eolico industriale
su un crinale appenninico.

storia di un crimine contro la natura, la bellezza e l’umanità.
un crimine invocato da sindaci idioti
incompetenti
e ignoranti

eolico

Con il referendum del 12 giugno scorso, l’Italia ha definitivamente archiviato il modello energetico nuclearista in virtù di una alternativa prospettiva di sviluppo delle energie rinnovabili e pulite. Il paese ora necessita di una adeguata politica energetica di pianificazione che fino ad oggi è stata totalmente e fatalmente latitante sull’agenda politica di governi ed enti locali.

Necessitiamo di pensare al futuro nell’ottica di chi quel futuro lo riceverà in dote e lo affronterà in tutte le sue sfaccettature. Per dare una risposta sostenibile a questa esigenza di futuro e di futuro energetico, dobbiamo già da oggi porre al centro della nostra politica di approvvigionamento e produzione i criteri di risparmio, efficienza, diversificazione delle fonti e “democrazia della rete energetica”, criteri che stanno entrando sempre più nell’orizzonte di sviluppo europeo e che l’economia italiana e globale sembrano assecondare, incontrando notevoli prospettive di crescita anche in controtendenza alla crisi globale incombente..

Con queste premesse, in una situazione di grave crisi climatica ed energetica come quella attuale, nessuno che abbia a cuore le sorti del paese e i suoi obiettivi (definiti dalla rettifica del Protocollo di Kyoto prima, e poi dalla Risoluzione U.E. “20-20-20”) può minimamente ostacolare tutte le azioni e le politiche vadano in questa direzione. Le forze ambientaliste e le associazioni in primis, sono stati i primi storici promotori di questo tipo di approvvigionamento energetico e di una svolta verde dell’economia, ma anche laddove  tutto è buono e positivo, possono sorgere meccanismi perversi dagli effetti catastrofici. Questo avviene quando, le buone pratiche vengono impugnate quali alibi da chi strumentalizza certe leve economiche per ricercare i soliti profitti e interessi particolari. Anche nel settore delle rinnovabili (solare, eolico, biomasse ecc.) si può incorrere in operazioni truffaldine capaci di arrecare ai territori e alle popolazioni, danni incalcolabili in nome dei tornaconti di alcuni soggetti forti o in nome della semplice incompetenza di chi amministra.

Solleviamo questo aspetto perché nella nostra provincia, si è recentissimamente assistito ad un pericolosissimo e tragico paradosso ed ad una degenerazione sostanziale dei processi virtuosi dei fenomeni economici descritti poc’anzi.

E ci riferiamo nello specifico al recente progetto del “Parco eolico presso Poggio Tre Vescovi” e poco più lontano quello della Biancarda (in territorio cesenate), casi in cui si osserva l’uso e l’abuso degli appellativi di eco-compatibilità o eco-sostenibilità da parte di amministratori e progettisti privati per coprire ed edulcorare vere e proprie devastazioni legalizzate.

Di fronte a queste minacce ambientali di caratura nazionale, non si può che intervenire più che duramente e categoricamente.

E’ sorprendente osservare da parte degli amministratori interessati da tali progetti, la disinvoltura con la quale affrontino con superficialità temi tanto delicati e importanti per il futuro della propria terra. E’ sconfortante notare che siano  sempre il profitto e l’economia di mercato (spesso come in questo caso viziata e soggetta a forzature di vario genere) a rappresentare la sola voce presa in considerazione in una politica di pianificazione dei territori totalmente miope, priva di organicità, visione di insieme, di futuro e attenzione alla vocazione intrinseca dei territori spesso di grande pregio storico, artistico, culturale (come in questo caso) ,  e di grande valore paesaggistico e naturale.

Non sappiamo se il problema di fondo di questo tipo di politica sia riconducibile a un deficit di competenza oppure di sensibilità o di tara culturale, ma spesso siamo tristemente costretti a risponderci che il problema sia la morsa della crisi economica e dei tagli agli enti locali che siano talmente stringenti da privare a piccoli e micro comuni (spesso custodi dei grandi valori ambientali sopra citati) della  lucidità  e del buon governo, in luogo di condizioni di bilancio che ne mettono in crisi la stessa esistenza.

Nel 2011 però, continuare sulla strada di questi volani economici e speculativi “autodistruttivi”,  legati sempre alla devastazione del territorio e alla svendita dei suoi valori, in nome della quadratura di bilancio, proprio sull’onda di quello spirito di effimera autoconservazione, è  anti storico e totalmente folle.

Non pensiamo che le difficoltà economiche, l’aumento di qualche  imprecisata d’entrata nei bilanci o la creazione di qualche sparuto posto di lavoro in più, possa giustificare opere di impatto ambientale, paesaggistico e sociale, di proporzioni così spaventose e permanenti.

Il paradosso italiano è proprio questo, stiamo riuscendo nell’ardua impresa di trasformare e anche il più prezioso progresso tecnologico legato all’uso delle energetiche rinnovabili nel più vecchio cliché speculativo di devastazione del territorio, consumo di suolo, distruzione dei paesaggi e dei valori naturali della penisola.

Se da un lato la stagione edilizia, legata all’era dell’espansione dissennata dell’edificazione, del consumo sfrenato di suolo e della dispersione urbana più disordinata sembrano tramontare nella crisi globale, lasciandoci finalmente alle spalle una stagione vissuta in totale rincorsa agli “oneri di urbanizzazione”, è inquietante osservare l’assenza di alternative futuribili di rilancio e pianificazione strategica .

I cicli economici si susseguono, ma nel bel paese della cultura, della natura e del paesaggio tutelato dall’articolo 9 della costituzione, sono sempre il suolo e i valori paesaggistici e naturali che rendono la nostra Italia l’appellativo del “Bel Paese” per antonomasia a fare le spese del progresso o per meglio di re del falso progresso. A farne le spese, con loro, saranno inesorabilmente  tutte le prospettive di una economia turistica verde e moderna in inesorabile e conseguente fase di declino.

Quando il progetto di realizzazione dell’impianto di Poggio Tre Vescovi è stato presentato, del tutto slegato da un’organica pianificazione energetica provinciale (il piano energetico provinciale non è stato ancora redatto e presentato), il giudizio sostanziale sull’opera e sugli impatti è stato pressoché unanime da parte di tutte le associazioni ecologiste riminesi. Poggio Tre Vescovi era e rimane un progetto abnorme, sproporzionato devastante in ogni senso.

Non un solo valore ecologico ambientale rimarrebbe integro: distruzione permanente e semi permanente degli habitat, crollo delle biodiversità, messa in pericolo delle specie protette, rare e in declino, messa in pericolo del patrimonio faunistico, boschivo e naturalistico della zona, assoluta mancanza di reali azioni di mitigazione, compensazione o prevenzione degli impatti, sono solo una parte dei danni che la realizzazione dell’opera avrebbe portato.

E’ impensabile che un comune come quello di Casteldelci, interessato da un dissesto idrogeologico che ha registrato solo un anno fa fenomeni franosi di portata record, possa pensare (o pensi) di gravare il proprio territorio di altro disboscamento, messa in opera di arterie stradali di grandissima portata (adatta quindi al passaggio in loco di mezzi pesanti, e traffico sostenuto), sbancamenti del terreno, eliminazione di aree umide, colate di cemento, escavazioni di proporzioni gigantesche, posa in opera di cantieri enormi per l’applicazione di torri alte 180 metri con pale rotanti che avrebbero fatto raggiungere ai manufatti i 210 metri (ovvero torri visibili fino alla Costa Adriatica e oltre), il tutto in un’operazione che avrebbe condizionato perennemente tutta la Valmarecchia e il Montefeltro nella sua estensione fino al mare.  Questa folle operazione avrebbe avuto luogo peraltro, in aree di alto rischio sismico e idrogeologico e sarebbe stata eseguita senza la benché minima condivisione con la popolazione locale  o il minimo processo di partecipazione democratica della cittadinanza provinciale.

Un progetto è questo, che fra manufatti di servizio e posa in opera delle torri eoliche avrebbe interessato complessivamente ben cinque comuni (fra comuni romagnoli e toscani), luoghi di importanza strategica per il raccordo fra aree protette regionali, interregionali, statali e comunitarie di primaria rilevanza. Quanto di più tragico o forse paradossale infatti si può riassumere nel fatto che l’opera progettata sarebbe dovuta risiedere sul crinale appenninico fra la Riserva Naturale dell’Alpe della Luna, il parco interregionale del Sasso Simone e Simoncello, il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi e una costellazione di altre importantissime riserve, aree di interesse comunitario (SIC) e zone di protezione speciale (ZPS) che nel complesso avrebbero ricevuto un impatto catastrofico capace di mettere in crisi ambientale tutta la regione causando la deflagrazione e  la frammentazione dei corridoi ecologici naturali.

La scusa che avrebbe giustificato questo scempio (oltre a qualche spicciolo dato in elemosina ai comuni e ai cittadini interessati dall’operazione) sarebbe stata un fantomatico “risparmio delle emissioni di CO2” per  3.874.500  tonnellate.

Ma alla luce di tale impatto ambientale, che risulta come una verità riconosciuta e documentata, con quale coraggio si possono esprimere tali insensatezze? Ci chiediamo su quale considerazioni scientifiche possano basarsi i dati indicanti il bilancio di risparmio di CO2 forniti dai promotori dell’impianto, un bilancio-farsa che non considera alcuna voce passiva in termini di perdita di verde e suolo e quindi di diretto assorbimento della CO2 presente in atmosfera e in termini di perdita delle funzionalità ecologiche di tutta l’area interessata che è di fatto organico raccordo ecologico che congiunge geologicamente Appennino e Riviera Romagnola attraverso il bacino fluviale del Fiume Marecchia.

Non possiamo credere che chi invocava e oggi rimpiange questo progetto possa realmente credere che la misera mancia, derivante dalla spartizione agli enti locali delle briciole residuali dei profitti fosse stato un affare di fronte alla compromissione permanente e perenne di tali valori turistici, ambientali e culturali. Non possiamo credere che la sostituzione dei sentieri escursionistici e naturalistici, con le superstrade per mezzi pesanti avesse portato ricchezza ad un territorio già segnato dal dissesto. Non possiamo credere che sostituire i paesaggi naturali e rinascimentali della Valmarecchia con un cimitero di 36 torri eoliche alte 200 metri, o meglio di 36 alte lapidi sul futuro turistico di questo luogo, avesse prodotto posti di lavoro stabili e garantiti.

Abbiamo quindi trovato più che ovvia e scontata la bocciatura arrivata dalle due regioni interessate, (Toscana ed Emilia Romagna)  che hanno in più riprese respinto questa follia eolica,  che ricordiamo non ha nemmeno superato la “valutazione di impatto ambientale” ed è stata sconfessata anche in termini politici da entrambe le governace politiche delle regioni unitamente ad  ministro della repubblica, e quindi ora ci domandiamo di quali altri elementi, attenda l’assessorato all’ambiente della Provincia di Rimini per bocciare definitivamente il progetto in questione e con esso, ogni altro tentativo di rigurgito di livello nazionale e sovra territoriale.

Anche qui le malizie ci potrebbero spingere a pensare che tale inspiegabile neutralità si possa ricondurre ai rapporti critici fra provincia e comuni che in questo periodo si complicano sempre di più anche fra amministrazioni dello stesso colore politico e degenerano come nel caso della strada di Gronda (altro caso di scempio ambientale di gruppo), ma speriamo di poter archiviare questi timori per sempre assieme alla definitiva bocciatura di opere nocive e dannose come quella del parco eolico del Poggio Tre vescovi.

Ci chiediamo infine quali interessi vogliano tutelare certi sindaci e certe amministrazioni comunali della Valmarecchia,  imperterrite e recidive nell’invocare e sostenere tali scempi, e non sapendoci rispondere, possiamo solamente pensare che questi enti locali, spesso ridotti a inutili voci di spesa e spreco pubblico date le dimensioni di certuni, se solo infondessero il medesimo zelo, usato oggi per promuovere tali progetti scandalosi, nella tutela dei propri territori dalla cementificazione e dal dissesto idrogeologico, potrebbero giustificare la loro esistenza.

In certi casi, il taglio di qualche poltrona comunale, arrecherebbe proprio del bene a tutti.

25/09/2011

amarcorderia parte seconda

> Uncategorized — littlebighorn @ 2:53 pm

da Corriere Romagna del 21 settembre 2011

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06/09/2011

in ricordo di angelo vassallo

> uomo e natura — littlebighorn @ 11:38 am

dal quotidiano Terra del 05 settembre 2011

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