littlebighorn.it

Lug 09 2010

silenzio

Filed under: giustizia sociale, politica e democrazia

silenzio

Il blog littlebighorn.it aderisce oggi alla “Giornata del silenzio dell’informazione” indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, contro il DDL Alfano (noto come DDL intercettazioni o legge bavaglio) che tende a comprimere e limitare la possibilità di conoscenza e libera circolazione di informazioni e notizie su importanti reati. nonchè a limitare gli strumenti di indagine ad uso della magistratura creando nuove enormi falle nella giustizia a vantaggio di organizzazioni criminali e mafie.
A ciò si aggiungono continui tentativi di porre dei controlli e dei limiti alla libera circolazione delle informazioni su internet.

LBH

Giu 30 2010

enel, terna, elettrodotti ed elettro-stronzi

Filed under: ambiente ed ecologia, rimini e dintorni

cronaca di una lunga storia di politici incapaci, ingiustizia di stato, prevaricazione ed elettrosmog

elettrodotto

Venerdì scorso ho partecipato a titolo puramente informativo ad una assemblea organizzata dal partito democratico riminese a tema “inquinamento elettromagnetico ed elettrodotto forlì-fano“.  L’assemblea aperta a tutti, era intitolata, come da volantino,  “In nome del popolo inquinato”.
Così, stupito dalla repentina svolta ecologista dei democratici, che si prodigavano addirittura a citare il verde Amendola in uno degli slogan storici dei verdi italiani, sono accorso ad ascoltare i numerosi dirigenti del pd riminese in cartellone.
Di fronte ad un piccolo  ma agguerrito esercito di anziani esaperati, incazzati e vessati da un ventennio di inquinamento elettro-magnetico, sono sfilati nell’ordine: il sindaco di Rimini Alberto Ravaioli, i colleghi vassalli, valvassini e valvassori di Misano, San Giovanni in Marignano, Coriano, Montescudo, Santarcangelo, il capogruppo del PD al consiglio comunale di Rimini Agosta, l’omologo in provincia Funelli, il consigliere regionale circoscrizionale in quota PD Piva, l’assessore provinciale all’ambiente Sabba (in sostituzione di un presidente di provincia latitante Vitali), il consulente di Federconsumatori per l’inquinamento elettro-magnetico Fausto Bersani ed infine l’avvocato del comune di Rimini Maurizio Ghinelli.
Il cartellone era dunque ricco e nutrito di un esercito di politici e tecnici che in batteria, come un plotone di esecuzione hanno psrato le loro cartucce  elettorali di fronte ad una platea ormai esanime di anziani in “agonia da elettrosmog” talmente stanchi ed incazzati che una parola storta sarebbe stata sufficiente a scatenare una intifada di cateteri e padelle da geriatria. Come da più classica previsione, gli intervenuti hanno  inscenato uno dei più spudorati comizi da campagna elettorale (e guarda un po’…qui a Rimini fra 9 mesi si vota!), ripetendo ovvietà e dati risaputi e accondiscendendo alle aspettative della platea nella maniera più disponibile e assoluta.
In verità sto esagerando nel rappresentare questa platea caricaturandola in questo modo, perchè la storia di quella gente è ben più complessa di come la sto descrivendo ora. Il 99 percento degli intervenuti infatti, erano i membri del comitato “Elettrodotto Forlì-Fano“, ovvero la compagine guidata dal combattivo capo fila Marco Siliquini, di residenti che un bel giorno del 1991 si sono visti erigere a pochi metri dall’abitazione una fila di piloni ENEL per la conduzione di un elettrodotto dalla portata di ben 380.000 volts. Molti dei componenti del comitato costituitosi negli anni 90 e tuttora attivo, nel frattempo sono morti, altri sono decrepiti o in via di estinzione e quindi una certa quota di “eredi” cominciano a sostituire i genitori man mano che il tempo passa. E’ altresì vero che il ricambio generazionale, non si trascina sempre dietro l’entusiasmo della lotta, bensì anche la disillusione, la stanchezza e la rabbia da frustrazione  o addirittura spesse volte, anche il disimpegno.

Per motivare tutto ciò, è bene spendere qualche parola sulla storia di questa battaglia.

Siamo negli ultimi anni ‘80. Enel progetta un elettrodotto di portata consistente (380.000 volts) che colleghi Fano con Forlì e attraversi in un unico cordone di linea elettrica aerea,  regione Marche e Romagna. Il progetto viene elaborato da “menti geniali” che pensano bene di svilupparlo su carte geografiche aggiornate al 1948. Risultato: l’espansione e la ricostruzione dei centri abitati anche rurali dopo la guerra mondiale, non viene considerata e viene progettato un elettrodotto che si insinua fra le case e l’abitato come se si trattasse di un fascio di penzolanti festoni da sagra paesana.
Il progetto viene dato in pasto agli appalti senza troppe remore e  anche se nel frattempo l’allora “Circondario di Rimini” (organismo proto-provinciale), elabora tutta una proposta alternativa per mettere in sicurezza i cittadini  con minimi spostamenti risolvendo così la quasi totalità delle criticità,  le gare sono già in atto e la “macchina” dell’ENEL non si degna di ascoltare alcuno.  L’elettrodotto, nel giro di poco tempo si realizza a suon di manganellate ai residenti in rivolta e prevaricazioni varie da parte delle istituzioni.
A questo punto parte la battaglia civile da parte dei cittadini. Si costituisce il comitato, che inascoltato da ENEL e istituzioni, comincia la sua guerra anche legale. In particolare due volti di spicco del comitato, (fra cui il presidente Siliquini) portano avanti un contezioso legale che porta in tribunale  ENEL, progettisti e quadri della società. La causa è di natura penale.
Dopo una trafila epica, tipica della giustizia pachidermica all’italiana, fra appelli, controappelli e prescrizioni, la cassazione attesta a Siliquini e co. che l’elettrodotto in questione è dannoso per la salute ed ha causato danni sanitari di tipo neurologico alle famiglie dei residenti e condanna ENEL a risanare la situazione.
Siamo nel 2007 (ci sono voluti 16 anni). Le istituzioni nel frattempo latitano oppure si “ricordano” dei poveri residenti solo nei periodi di campagna elettorale per poi risprofondarli in un interminabile e colpevole oblio.
I dati di esposizione della cittadinanza ai campi  elettro-magnetici in questa fase raggiungono i 3 microtesla.

Cosa accade nel frattempo? La gente del posto continua ad ammalarsi e ad accusare disturbi, qualche cancro, qualche cefalea, qualche patologia imputabile alla sorte ingrata o chissà anche all’elettrodotto ma nessuno lo sa…e  nel frattempo la legislazione italiana (con il governo Berlusconi bis)  si evolve e procede a regolarizzare i massimali e le soglie di attenzione per l’esposizione della popolazione ei luoghi di permanenza attraversati da campi elettro-magnetici attestando a 3 microtesla  i limiti per le nuove realizzazioni e a 10 microtesla per gli impianti già esistenti.
Risultato:  come per magia l’impianto citato dalla cassazione come dannoso per la salute umana è perfettamente a norma di legge. Il tutto mentre la cassazione sostiene il contrario decretandone la dannosità per l’uomo.

Enel, ormai divenuta Terna, e a tre anni della sentenza che la condanna, forte di non aver ricevuto alcun concreto decreto ingiuntivo di risanamento della zona colpita, richiesta di risarcimento o restrizione di emissione, forte di una legge statale che ora la premia e le permette di inquinare indisturbata e forte della sua innata indifferenza senza scrupoli di sorta, non interviene e non progetta alcun intervento risolutivo.

Passano altri 3 anni e giungiamo ai nostri giorni, quando il comitato ormai decimato e stremato invoca giustizia, una giustizia che sembra premiarli solo “moralmente” ma che in realtà li beffa lasciandoli sguazzare nell’ingiustizia e nell’idifferenza generale, ENEL ha cambiato nome…è divenuta TERNA, ma la sostanza etica è rimasta la medesima. Incalzata da cittadini e amministratori si rende “filantropicamente” disponibile allo spostamento dell’elettrodotto, ma, udite udite, all’unica condizione  che le spese vengano accollate dai comuni e quindi dagli stessi cittadini. Una beffa insostenibile.

Alle persone che invocano l’interramento della linea (tecnologia che può ridurre di molto le emissioni elettromagnetiche), viene risposto sbrigativamente che l’operazione è impossibile, ai tecnici che propongono l’interramento nella sede stradale della nuova corsia dell’A14 di prossima realizzazione, viene dedicata scarsa attenzione. Troppi soldi insomma da spendere per una questione che non sta a cuore a nessuno. La salute di quei poveri cittadini è cosa di poco conto insomma e anche gli amministratori cominciano ad allargare le braccia e a stringersi nelle spalle.

I cittadini no, sono stanchi, furenti e reclamano giustizia e i politici  venerdì sono tornati al confronto diretto con loro in quella che a mio distaccato parere è stata una delle più spudorate operazioni di propaganda elettorale a cui abbia mai assistito.

elettrosmog

E’ stato proprio il responsabile del comitato, Marco Siliquini a cui è stato concesso l’onore di aprire l’assemblea con un intervento secco e deciso, che raccogliendo la rabbia e l’indignazione popolare di tutti è tornato dagli amministratori a richiedere sostanzialmente : “Quando comicerete a tutelare la nostra salute? Quando cambierà qualcosa? Cosa farete adesso che la cassazione ci ha dato ragione? Quando avremo giustizia?”

E’ stato a questo punto che la platea ansiosa  di ricevere rassicurazioni, ha assistito alla più vergognosa serie di interventi politici all’insegna dei buoni propositi, di promesse e fumo negli occhi. La schiera degli amministratori riminesi, tutti invocanti il “genio” del avvocato Ghinelli (ultimo ad intervenire), si sono prodigati in interventi ridondanti e tutti uguali e tutti con l’assoluta volontà di ricoprire di parole e discorsi questa ormai assopita platea. Già dopo un’ora di parole e parole al vento, metà dei partecipanti russava sulle sedie (tutta genete che alle 21 è già a letto da un po’),  ma quando il capogruppo PD Agosta, al sorgere di una legittima contestazione da parte di alcuni giovani superstiti alla narcolessia generale, ha iniziato  pure a sedare il dibattito divenuto scomodo, rimandando nuovamente all’intervento di Ghinelli che sarebbe iniziato di lì a poco, ho capito tutto.  Agosta e tutti gli altri politici incalzati dalla scalpitante assemblea che attendeva risposte, compreso Ravaioli, che dopo aver sparato due promesse di sostegno se ne era andato per un appuntamento con la mogliettina (dicendo poiche lui tanto era a fine mandato!), aveva no tuttu l’intenzione di raccogliere applausi di incoraggiamento, qualche voto e poco di più. Nessuno aveva la minima idea di cosa fare e la minima intenzione di “osare” di mettere in atto una politica concreta di pressione su TERNA.

Il coraggio o la volontà di intervenire erano assenti in questi pavidi amministratorucoli e tutto veniva demandato nuovamente al responsabile giuridico, l’avvocato Ghinelli, che da bravo “azzecca garbugli” avrebbe dovuto miracolosamente trovare la “pezza legale” per ottenere giustizia.  Ma la giustizia si sa, è forte coi deboli e debole coi forti e la sorte della battaglia,  a detta dei relatori non si poteva che risolvere con:

  1. Avvio di un’indagine epidemioogica sui residenti a sostegno di una eventuale causa civile (proposta di Luigina Matricardi sindaco di Coriano), così da spendere un po’ di soldi, far lavorare qualche altro consulente amico e perdere altro tempo.
  2. Avvio di una nuova causa civile con il patrocinio dei comuni e della provincia, così da far passare altri 16 anni.
  3. Sollecitazione alla coesione delle forze di partito, amministrazioni  e comitato. Così per far bottino dei voti di questa povera gente.
  4. Concentrazione dell’attenzione sulla battaglia per i RISARCIMENTI.

E quando una sollevazione popolare aveva aggredito il povero Agosta, chiedeno il RISANAMENTO AMBIENTALE, prima di ogni tipo di risarcimento monetario (che non  restituisce la vita a nessuno), non vi è stata altra via di fuga per questa politica da quattro soldi che quella di tentar di sedare nuovamente il dissenso, invocando alla calma e  innescando gli interventi narcotizzanti dell’assesore provinciale all’ambiente Sabba (che a sua detta non ne sapeva nulla di questa storia ma era “d’accordo con tutti”), di Piva (che si è impegnato a far approvare due o tre inutili scartoffie in regione), di Bersani (l’unico intervento a proposito) e in ultimo del tanto atteso  Ghinelli che ha toccato poi il fondo nella maniera indecorosa che citerò.

Se infatti la politica aveva per tutta la sera “menato il can per l’aia” rimandando la soluzione ad un profetico intervento del tecnico giurista, dopo 2 ore e trenta di arringhe della retorica più demagogica possibile, l’avvocato Ghinelli si è messo a reinterpretare da zero tutta la storia  della causa, agitano un enorme faldone di incartamenti quasi a mostrare la sua padronanza della vicenda e spaventando la folla tramortita di codici e parole  tecnico-giuridiche facendo quasi spazientire la platea che si sentiva raggirata.
Rispondendo poi agli innervositi interlocutori che reclamavano risposte più concrete, che altre parole e fumo negli occhi,  il tecnico ha concluso sostenendo incredibilmente che della soluzione del problema non ve ne era traccia nel percorso legale, bensì era opportuno cercare una soluzione POLITICA. Il tutto era quindi lavoro dei politici che poc’anzi gli avevno lanciato la “patata bollente”. Il colmo della strategia dello “scarica-barile”.
Ghinelli a questo punto, dimenticando il motivo per cui era stato chiamato e il ruolo che ricopriva (forse a proposito), ha infarcito una ennesima requisitoria di natura politica e politicheggiante che alla sostanza rammentava agli intervenuti una cosa. Restare uniti e votare PD.

Tanti erano già usciti stanchi dalla sala, molti se ne erano andati già da tempo, rimanevano solo gli ultimi diperati attivisti a contemplare la sconcertante verità di una classe dirigenziale che non ha saputo dar risposte e non ha saputo esibire il minimo coraggio di iniziare una lotta in favore dei cittadini e della giustizia.

Chi per loro condurrà quella “lotta di popolo” che  non teme la  contrapposizione alle formalità e alle burocrazie che rendono così inattaccabili ed impuniti i potenti  e i farabutti e costituiscono il fulcro della prevaricazione nei confronti dei semplici e degli indifesi?

Una classe politica che non ha saputo dare risposte è stata indubbiamente questa, una classe politica che  addirittura, con qualche furba promessa elettorale ed una bella faccia tosta, è tornata  puntualmente a rastrellare i voti degli oppressi facendo leva sulle questioni più spinose e irrisolte, insabbiando sistematicamente le proprie inadeguatezze e responsabilità.

Questa volta gli “oppressi” avranno creduto all’ennsima  manifestazione propagandistica di un partito che dopo 20 anni di lotte ha saputo promettere il solo “patrocinio legale” in una nuova causa civile che  durerà altri 20 anni e che forse seppellirà la metà degli attuali contendenti che attenderanno invano giustizia? Chissà, lo sapremo fra altri 20 anni.

Giu 25 2010

littlebighorn numero 134

Filed under: diritti umani, pace e non-violenza

wounded knee

134 anni fa, il 25 giugno, aveva luogo sulle rive del fiume Little Big Horn, l’epica e leggendaria battaglia di Littelbighorn, uno fra i più cruenti scontri fra nativi americani ed esercito di coloni , quello che rappresentò l’unico episodio di resistenza efficace alla barbaria degli invasori statunitensi che ancora oggi si potrebbero definire ipoteticamente come occupanti di suolo straniero.

Dopo quest’unica significativa vittoria della resistenza indigena di tutte le Guerre indiane, con il massacro del generale Custer e delle guarnigioni a sua disposizione,  le autorità statunitensi colsero l’alibi giusto per operare uno dei più insensati, barbari e violenti genocidi della storia dell’umanità: il genocidio dei nativi americani ad opera dei coloni invasori, colonialisti e imperialisti americani.

L’eroismo, il valore umano, la forza spirituale e la superiorità culturale dei nativi, non bastarono infatti negli anni successivi a fermare la violenta forza conquistatrice dei coloni e vennero accerchiati, ghettizzati e massacrati (remember Wounded Knee!). Le cause furono molteplici e complementari: impotenza militare, arretratezza tecnologico-bellica, frammentazione delle tribù, mancanza di risorse di approvvigionamento alimentare, capacità di mediazione politica.  I coloni operarono così, una delle più subdole guerre di logoramento facendo “terra bruciata” attorno a tutte le tribù che non vollero piegarsi ai tratati unilaterali che imponevano loro di arrendersi ai “bianchi” e cedere i propri territori entrando da prigionieri nelle riserve. I coloni tagliarono loro le riserve di sostentamento alimentare, operarono una caccia selvaggia al bufalo americano estinguendo la quasi totalità della popolazione, braccarono i superstiti attraverso sistematici attacchi e massacri senza risparmiare donne, anziani e bambini, tagliarono di fatto le vie di fuga ai ribelli e li assogettarono in desertiche riserve divenute ormai come “campi profughi” che vennero governati in nome dell’allienazione  culturale della tradizione e dello stile di vita dei nativi, in nome della scolarizzazione forzata e  dell’innesco volontario e doloso di dinamiche sociali di povertà, degrado, alcolismo di massa e negazione dei diritti fondamentali. Ancora oggi, questo popolo ridotto a piccole comunità di superstiti, viene emarginato sistematicamente e privato dei propri diritti.
E’ dunque in questo modo che gli stati uniti d’america hanno esordito nella loro genesi e la storia di occupazioni e invasioni sembra contuniare imperterrita.

Ancora oggi, nemmeno il “miracolo Obama” concede il ritiro delle truppe americane dal fronte afgano e la politica colonialista e imperialista americana (che sia militare, o economica o politica o solamente culturale) non accenna a allentare la sua pressione nei confronti degli altri popoli della terra, proprio nel solco della tradizione storica europea e anglosassone.  I “cugini britannici” ed europei infatti non furono da meno nel corso della loro storia millenaria. Indiani, aborigeni australiani, africani, arabi, indios sud-americani e popolazioni indigene di ogni genere e provenienza, colpevoli solo di possedere radici culturali proprie e difformi da quelle europee e di vivere territori ricchi di risorse appetibili per i coloni, hanno subito fino ad oggi, sorte comune in fatto di sottomissione e vessazione coloniale inferta dalle nazioni europee.

L’Italia, dal canto suo, si fa subordinato vassallo di questa politica e ne imita le dinamiche seppur nell’ambito della  propria dimensione di mediocrità strutturale. Anche l’Italia perpetua scelleratamente la sua occupazione militare in Afghanistan e rimane a presidiare talvolta ingiustificatamente numerosi altri territori per la sola salvaguardia di interessi economici, commerciali, strategici o politici.
Queste dinamiche, che scavalcano ogni diritto all’esistenza pacifica dei popoli e degli individui, negando i diritti di autodeterminazione dei popoli, le libertà politiche e individuali e stronca i naturali processi di progresso culturale e democratico dei  popoli è concausa di numerosi dei conflitti armati attualmente in atto sul pianeta.
D’altro canto, sono la negazione dei diritti fondamentali dell’uomo, la prevaricazione, le dittature ed i fondamentalismi religiosi che nel pianeta operano per la restante parte determinando il panorama bellico odierno e la sofferenza di numerosi popoli in estrema difficoltà e vessazione.
Popoli che si trovano in stato di grave indigenza, deficit culturale e scolastico, repressione dei diritti umani, persecuzione militare e genocidio si stanno scontrando in una terribile guerra fra poveri.

Il sito della rete pacifista www.peacereporte.net censisce ad oggi 24 conflitti bellici (io ne aggiungerei almeno 2 di recentissimo scoppio) che determinano tuttora negazione di diritti umani fondamentali. E’ a questi popoli che questo blog si riferisce oggi.
Dai nativi americani ai quali questo blog si ispira, per poi passare dal popolo ebraico perennemente perseguitato e braccato, agli armeni, ai palestinesi, ai curdi, ai birmani, ai tibetani, agli indios centro-americani e sud-americani, ai cinesi e agli iraniani fino ad arrivare ai sudanesi, sono molti i popoli su cui grava la scure dei signori della guerra e dei crimini contro l’umanità.
E’ a questi popoli dimenticati o trascurati dai media a cui  oggi questo blog si richiama ed è a loro che voglio dedicare questo post intitolato “littlebighorn numero 134″ , ma seccamente, in questa occasione  mi sento di criticare anche quel finto pacifismo politico e di parte che nell’affermare la negazione dei diritti dei palestinesi ad opera di un sionismo estremo divenuto ormai violento, forniscono oggi nuovi alibi di persecuzione dei popoli ebraici rifugiati in Israele.  Diffido di coloro che manifestano in favore dei palestinesi di Hamas e dimenticano tutti gli altri, diffido di chi si schiera con i palestinesi nelle piazze e non spende una parola di condanna per i nord coreani che attaccano unilateralmente ed ingiustificatamente la Corea del sud causando la morte di 54 giovani marinai.
Diffido di chi, con altrettanta fermezza, non spende parole per i monaci birmani perseguitati o uccisi dai generali militari al potere. Diffido da chi non spende parole di  decisa condanna per il partito comunista cinese che reprime e offende la resistenza tibetana o le politiche violente  e non cita la resistenza delle camicie rosse thailandesi alle ingiustizie del governo in carica. Inutile spendere altre parole per la situazione in Iran, di fronte alla quale pochi possono giustificare il comportamento complice di alcuni stati compiacenti o indifferenti ai crimini che si compiono in quel paese.
Nessu pacifista si potrà mai definire realmente tale se non vorrà schierarsi apertamente per la NON -VIOLENZA. Una non violenza che non significa, ignavia o mancanza di spirito di lotta o combattività, ma che significa disarmo, dialogo, RESISTENZA e DEMOCRAZIA.
In questo mondo la violenza è prerogativa del partito israeliano Likud quanto di quello palerstinese di Hamas, è praticata dei democratici di Obama quanto dagli islamisti di Ahmadinejad.
Come riffermare quindi i diritti umani in un mondo dimentico del passato e indifferente alle conseguenze delle sue scelte nel futuro? La risposta è nelle parole di uno dei capi Sioux di nome Low dog, che al mattino della battaglia di Littlebighorn, scorgendo le truppe dei coloni in arrivo, scegliendo addirittura il martirio pur di proclamare la sua innata libertà, esclamò:

“Oggi è un buon giorno per morire, seguitemi!”

Mag 25 2010

salviamo il parco

Filed under: ambiente ed ecologia, rimini e dintorni

salviamoilparco

Riccione (RN). Via Ticino. Questa è la storia dell’ennesimo spazio verde sottratto al tessuto urbano, sottratto ai cittadini, ai bambini, al nostro bisogno di natura. Il parco di via Ticino non è un parco di grandi dimensioni, non ha particolare valore naturalistico, non ospita ecosistemi di rilevante valore ecologico. E’ un fazzoletto di prato alberato che serve ai riccionesi di Via Ticino a respirare, a far giocare i bambini trascorrendo qualche ora nel verde. La provincia di Rimini è maestra nel distruggere e stuprare tutte le bellezze naturali che possiede per dar sfogo a tutte le possibilità di “businnes” turistico-immobiliare, ma avendo già cementificato quasi tutta la costa e larga parte dell’entroterra, non le resta che dar fondo a ciò che resta dei pochi “francobolli verdi” ancora rimasti a mitigare il collasso  di questo tessuto urbano congestionato da traffico e cemento.

Alla sorda politica locale, non interessa nulla di tutto ciò che non porti voti o denaro,  il verde non serve a “far cassa” e a inizio mandato, nessuno scempio ambientale è tanto scandaloso da poter prefigurare un ipotetico “trauma elettorale”. Così, questo piccolo “rifugio verde” di via Ticino (zona Alba) sarà sottratto ai cittadini in forza alle contropartite dell’ennesimo motore immobiliare che serve ad alimentare le ben note dinamiche di sfruttamento selvaggio del territorio e di consumo del suolo in soddisfazione degli interessi particolari  dei soliti speculatori del cemento.

Camuffati dalla propaganda legata alle presunte necessità di promozione di un “fantomatico rilancio cittadino”, di un “rinato” sviluppo socio-economico del territorrio a beneficio dell’economia locale e della popolazione tutta,  gli interessi della banda del cemento sono sempre gli stessi e a guadagnarci sono sempre in pochi, mentre a perdere sono sempre tutti gli altri, in termine di qualità urbana e qualità dell’abitare.
Così, questa volta sono “i grandi eventi sportivi legati al nuoto” a far la voce grossa (sembra quasi comico, rammentando ciò che è successo proprio in questi mesi per i modiali di nuoto a Roma, in seguito allo scandalo della Protezione civile ) ,  ora infatti è  la necessità impellente e irrinunciabile  di costruire una quarta piscina olimpionica a Riccione a far scoppiare il polverone. Secondo il sindaco riccionese Massimo Pironi (PD), il parco deve essere sacrificato all’edilizia residenziale come contropartita per la realizzazione della piscina. Ripeto, la quarta.

Non ci sono dubbi quindi, che  per muovere questi “motori immobiliari” la città debba svendere uno degli ultimi superstiti “pezzetti di anima verde” ed a farne le spese siano sempre i soliti cittadini ammutoliti e ignorati. Non ci sono dubbi che la così detta “perla verde” della riviera romagnola debba cedere un altro pezzo del suo verde e non ci sono dubbi che la popolazione debba stare a guardare in silenzio.
Sarà anche da farsi, questa lurida  piscina, ma la politica e lo spocchioso sindaco Pironi in particolare, devono mettersi in testa che quando la cittadinaza dice no, è no, e vanno cercate alternative , scelte condivise, soluzioni ragionate. Invece è ancora una volta l’arroganza e la prepotenza della classe dirigente a disgustare tutti e il comitato spontaneo di protesta sorto  recentemente a difesa del parco,  è puntualmente ignorato e zittito da dichiarazioni secche e sconcertanti. La beffa poi è che lo scempio viene addirittura “giustificato” dal sindaco, per la presenza, nelle vicinanze del parco di via Ticino,  di una striscia di terra abbandonata a se stessa, adiacente alla statale  e immersa in un traffico bestiale, in un inquinamento luminoso, acustico e da PM10 mostruoso. Questa “striscia di Gaza”  in cui deportare i bambini espropriati del prioprio parco è additrittura definita dal sindaco come  “la pineta”!  Che coraggio, è il colmo,  l’assurdo.

Si parlava di un comitato, già,  perchè la cittadinanza mal rappresentata e inascoltata da partiti e istituzioni non ha avuto altro da fare che raccogliersi, dando vita ad uno degli ennesimi comitati cittadini spontanei del territorio (ne sono sorti tantissimi ormai) che lotta caparbiamente contro questa eco-furfanteria. Questi cittadini coraggiosi, determinati e ricchi di energia, hanno pure realizzato un sito web (www.salviamoilparco.it) in cui raccontano tutte le vicende e le loro lotte con chiarezza e candore cristallino.  E’ questa, gente che merita rispetto e lode.  Gente che ama la propria terra, che pensa con la propria testa  ed è responsabile protagonista del proprio futuro.  Vanno sostenuti, appoggiati in questa lotta che se non altro, è almeno una questione di principio. Un baluardo di democrazia partecipata, un piccolo risveglio di coscienza civica.
Invito tutti a visitare il loro sito web per prendere conoscenza di ciò che sta accadendo e per sostenerli in questa battaglia.

Littlebighorn.it è certamente con loro. Salviamo il parco di via Ticino a Riccione!

Mag 08 2010

acqua pubblica

Filed under: diritti umani, giustizia sociale

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Littlebighorn.it sostiene in tutto e per tutto la campagna nazionale per l’ “acqua pubblica” riguardante la salvaguardia del diritto all’accesso e al beneficio universale dell’acqua come bene comune.  In Italia, dopo le iniziative del governo italiano, che autorizzano la privatizzazione e la concessione a privati della gestione delle risorse idriche e degli acquedotti, la campagna del “Forum italiano per l’acqua” riafferma il principio di gestione totalmente ed esclusivamente pubblica di tutte le risorse idriche.

Littlebighorn.it condanna altresì qualunque forza politica, governo, istituzione o amministrazione locale che promuova e operi contrariamente ai principi appena espressi, considerando tali politiche di privatizzazione, di espropriazione delle acque dall’accesso collettivo o di semplici concessioni della gestione degli acquedotti a enti privati , togliendole  di fatto alle popolazioni di pertinenza ed immettendo  questo bene comune ed universale nei circuiti del libero mercato e del consumismo globale, come un crimine contro l’umanità ed i diritti fondamentali dell’essere umano.

Littebighorn.it sostiene inoltre che tali crimini causano e  causeranno forti ingiustizie sociali e che già oggi in larga parte del pianeta producano guerra, carestie e sofferenza.

Scongiurando tutto questo, Littlebighorn.it, da il suo completo appoggio alla campagna in atto  a contrasto di queste politiche liberiste di tutela dell’interesse privato a scapito del pubblico.

(info per adesione alla raccolta firme referendaria: www.acquabenecomune.org)