che fine hai fatto Mahmud?
riflessioni pasquali su democrazia, libertà di opinione e i diritti umani in iran

Mahmud Vahidnia, 20 anni, studente dell’Università di Sharif e vincitore alle Olimpiadi nazionali di matematica, il 31 ottobre scorso veniva arrestato dopo un suo intervento al microfono nell’aula magna della sua unversità in Iran, per aver criticato, in occasione di una visita uffiiciale all’ateneo dell’ayatollah Khamenei, il comportamento antidemocratico, teocratico e dittatoriale dell’ ayatollah. Non lo aveva insultato, non aveva inveito contro il governo iraniano, aveva semplicemente domandato alla “guida suprema” iraniana: “Perchè non è possible muoverle nemmeno una critica?”. Una domanda semplice e ingenua come gliela avrebbe potuta rivolgere un bambino, ma colma di quel coraggio e di spirito di “ribellione democratica” da rappresentare un affronto tanto sfacciato da divenire per il povero studente la sua fatale condanna.
Infatti, il coraggioso studente è stato puntualmente arrestato e zittito dalle autorità iraniane. Dapprima la notizia si è divulgata in fretta, ma già oggi dopo poco tempo, non si sa più nulla di quel ragazzo. Non si sa che fine abbia fatto. Se sia libero, se stia bene, dove si trovi. Come tanti anonimi martiri per la libertà si è eclissato nella storia.
E allora ripenso ai tanti “ragazzi di piazza Tienanmen” o ai monaci birmani in agitazione fino ad un anno fa, oppure ai tibetani o a tutti coloro che nel mondo oggi gridano la loro sete di libertà in un deserto di indifferenza e di “rapporti commerciali” troppo importanti per essere messi in crisi da eventuali conflitti diplomatici fra stati che ne turberebbero gli equilibri. Gli stati democratici, i popoli liberi hanno troppi interessi e poco coraggio per intervenire con decisione in questi crimini contro i diritti inallienabili dell’uomo diritti. Diritti per cui perdono la vita per ora solo pochi eroi martiri e che puntualmente scompaiono nell’oblio.
Mahmud, come tanti altri martiri per la libertà ha pagato il prezzo del coraggio di dire la verità. E’ su persone come Mahmud Vahidnia che vertono le speranze per un mondo migliore. E ‘ su sacrifici come questi che l’umanità deve ripartire, ma mi sconforta la rapidità con cui il mondo si assopisce nell’oblio e volta pagina con disinvoltura dinnanzi a queste storie. Siamo assuefatti a questo ordine delle cose. Siamo addomesticati all’ingiustizia. Siamo parte di questa ingiustizia.
Insomma, tanti “Cristi” oggi continuano a morire, umiliati e torturati nel silenzio complice del mondo.
Ci sarà una “risurrezione” della libertà per questa umanità disperata?
Buona Pasqua.