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trivelle d’italia

…d’europa, d’america e del mondo

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Non mi ero ancora ripreso dalle conseguenze del disastro che ha interessato l’ecosistema del fiume Lambro e Po nello scorso inverno,  che quest’ulitma colossale catastrofe ecologica di cui ci sta giungendo notizia in questi giorni dalla Luisiana mi ha definitivamente sconvolto.

Non so veramente che dire a proposito. Rileggevo poco fa il giornale riportante gli ultimi dati del disastro e sono rimasto letteralmente atterrito. Non solo per l’entità della catastrofe ambientale, ma per l’assoluta mancanza di sicurezza o strategia di intervento da adottare in casi del genere. L’irresponsabilità di queste industrie dell’estrazione  del greggio e dei governi che le autorizzano a fare ciò che fanno, nella misura in cui lo fanno e nelle circostanze in cui lo fanno, è una tragedia della morale di una gravità tale, che da sola, può eguagliare quella del disastro ambientale che si sta consumando. In un mondo in cui se non tieni i fari accesi anche di giorno, quando guidi sotto il solleone con la tua auto, puoi prendere una multa per ragioni di sicurezza stradale, il pianeta viene lasciato in balia di pericoli di catastrofi ecologiche tremende senza che nessuno abbia la garanzia di alcuna tutela.  Questo riguarda le trivellazioni sì, ma anche i trasporti: come dimenticare i rischi derivati dall’incidente navale capitato alla petroliera giapponese incagliata giorni fa sulla barriera corallina? Quali danni potevano derivare da una catastrofe del genere su un ecosistema così delicato e prezioso?

Che la responsabilità ecologica sia così di poco conto da lasciar il mondo e i suoi abitanti in balia della buona sorte?  Oppure sarà l’efficace opera di pressione delle lobby petrolifere a garantirsi l’appoggio di governi amici, di modo che non mettano troppi “intoppi burocratici” attorno al loro operato? Sarà questa connivenza criminale a rendere così paradossale questa situazione? Dopotutto il “businnes” non può sobbrcarsi di oneri del tipo di  “responsabilità e debito ecologico”.

E ad ogni modo, anche questa volta, se il misfatto è troppo grosso per voltar le spalle all’evidenza fischiettando allegramente, tutto sarà monetizzabile. Questa tragedia sarà valutata e stimata economicamente così che non possa rappresentare altro che una normalissima “ammenda”.

“Ci sobbarcheremo noi dei costi di bonifica ecologica!” assicura la British petrolium, multinazionale responsabile del disastro, ma chi potrà mai ripagare o riparare ad una devastazione simile? Ci rendiamo conto che la natura in così vasta scala non ha prezzo? Ci rendiamo conto che l’unica cosa da fare è ora dire BASTA PETROLIO?

Obama, almeno a parole, comincia a sussurralo timidamente, ma un cambio di rotta, per un paese così marcio di interessi economici come gli USA è lontano e nemmeno un presidente (moderatamente) illuminato come Obama può tutto ciò.

Leggevo ancora sul giornale (Terra numero 403 del 01/05/2010) che i pericoli che corriamo noi qui, nel Mediterraneo sono altrettanto spaventosi.

Il Mediterraneo (cito dallo stesso quotidiano)  rappresenta lo 0,7% delle acque interessate dal traffico di petroliere, ma ospita il 30% dell’intero traffico. Insomma è un ingorgo di traffico petrolchimico continuo, un traffico che non ha alcuna garanzia di sicurezza, cautela e tutela per le acque e gli ecosistemi marini. Non esistono nemmeno grandi piani d’emergenza da mettere in opera in casi di incidente (come il caso della Luisiana ci ha testimoniato). Nessun obbligo, limitazione, nessuna direttiva o straccio di legge obblighi le compagnie petrolifere a far viaggiare il greggio su navi a doppio scafo o a scafo rinforzato.  Nulla, i pericoli sono grandiosi e quotidiani.

Non mi spiego il motivo di tale irresponsabilità se non quello che ho già citato, ma mi rispondo che tutto ciò è possibile soltanto perchè chi paga i danni di questa irresponsabilità (l’umanità tutta) non ha la benchè minima coscienza di ciò che sta pagando (per l’interesse di pochi stronzi) e di ciò che pagheranno le generazioni future (a causa della nostra ignavia).  Non sappiamo far valere i nostri diritti, non esigiamo il pagamento delle loro colpe, non facciamo alcuna pressione sui governi affinchè rispondano alle nostre istanze anzichè le loro, siamo un branco di sciocchi.

Basta veramente…e quando ci viene sventolata le truffa ipergalattica del NUCLEARE, come soluzione per superare il petrolio quale fonte di energia, anzi il NUCLEARE SICURO DI TERZA GENERAZIONE (una barzelletta per stolti, truffatori e affaristi franco-russi), la rabbia che mi pulsa nelle vene diviene indomabile.

Avanti, forza, diamoci una svegliata, facciamo valere i diritti nostri e di Gaia.

Basta merda in mare!

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