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l’uomo, il fiume e il mare – parte II

rockisland

Dopo l’ultimo post sul disastro ambientale del Golfo del Messico, vorrei riprendere il discorso che avevo iniziato qualche tempo fa su questo ormai logoro rapporto “uomo, fiume e mare”.  Continuo a pubblicare fotografie del molo di Rimini come ad indicare una sottointesa volontà di collegare i grandi temi che in questi giorni balzano sulle prime pagine dei giornali, alle realtà locali di questa riviera tanto bella e martoriata, ma questo collegamento si realizza poi da sé, con naturalezza, senza alcuna fatica dialettica.
Si è parlato infatti delle responsabilità dietro agli sversamenti, si è parlato di “debito ecologico”, della “monetizzazione” dell’inquinamento,  si è parlato di  ecosistemi fluviali gravemente danneggiati sotto il profilo geologico e ambientale.  Si è parlato di come questo si ricolleghi poi inevitabilmente in mare aperto e poi “chiuda il ciclo” tornando sull’uomo, sull’economia, sulla salute, sul futuro rendendo di fatto ecologicamente insostenibili tutti i modelli di sviluppo antropico industriale ad oggi attuati.
Un circolo vizioso che non sembra dare tregua alll’ambiente e a chi lo vive e qui a Rimini, in questo periodo è successo di tutto e di più.

Non abbiamo piattaforme petrolifere danneggiate in prossimità della costa, non ci sono fuoriuscite, non abbiamo una petroliera incagliata sulla spiaggia, non abbiamo un fiume inondato di idrocarburi (anche se temiamo anche qui gli eventuali effetti sull’adriatico del disastro del fiume Lambro dello scorso inverno) , ma abbiamo tutto il resto.  In questo tormentatissimo inverno  Riminese, il nostro mare ha vissuto nell’ordine:

  • cicliche e non ben spiegate morie di pesci sia alle foci dei fiumi che sulla coste (si è incolpato il freddo)
  • l’intossicazione di due atleti che praticavano duathlon e sono stati investiti, mentre nuotavano dopo  un acquazzone , da un fiume di merda fuoriuscita dalle condotte di scarico fognario a mare che con la sua enorme carica battereologica, li ha travolti e fatti ammalare (per fortuna non gravemente)
  • la “polemica scogliere e ripascimento” delle spiagge di Rimini nord, con alcuini bagnini della zona di Viserba, (presumibilmente con interessi particolari in merito) che incolpavano un incolpevole assessore all’ambiente Zanzini  di ogni negligenza a riguardo (ma come abbiamo detto, qui non si può dare la colpa al singolo quanto a uno sviluppo antropico malato ormai in atto da generazioni)
  • il riproporsi dei lavori di idraulica sulla foce del fiume Marecchia, con l’ asportazione di altra ghiaia (per la produzione di scogliere, a detta di Zanzini), ghiaia che i ciellini della zona (travestiti da ambientalisti) propongono addirittura di vendere per produrre altra edilizia di merda atta a consumare altro suolo
  • la rottura di una condotta di scarico a mare sempre a Rimini nord con la fuoriuscita incontrollata di un altro immenso fiume di merda che ha inondato i turisti della domenica nell’imbarazzo generale
  • il perdurare degli scarichi fognari sanmarinesi nei fiumi Ausa e Marano

…e intanto aspettiamo

  • le conseguenze ambientali del disastro del Lambro
  • che scoppi lo scandalo degli inquinamenti chimici portuali da parte della cantieristica navala locale che si sospettano da più parti
  • che si completi il panorama di scempio ambientale perpetrato alla nuova darsena

Il tutto, mentre un’altra stagione estiva sta per andare in scena e Rimini, lustra il suo mare coprendo le magagne come può, per poi offrirlo ai suoi turisti bagnanti e paganti.
E ancora, mentre l’Unione europea opera un giro di vite nettissimo sulla verifica e sui controlli dell qualità delle acque di balnazione.
Il tutto mentre l’Arpa locale esegue controlli a cazzo,” se può e dove può”, non dando reali panoramiche sulla salute del nostro mare.
Il tutto mentre vanno ancora in scena le farse delle gollette verdi e delle bandiere blu che non certificano altro se non i finanziamenti che questi enti privati che ricevono in cambio di queste certificazioni fittizie.

E dunque mi domando dove possiamo andare di questo passo, cosa possiamo ottenere, cosa vogliamo ottenere. Mi chiedo da dove ripartire per costruire nuovamente un rapporto armonioso e naturale fra uomo, fiume e mare, un rapporto fecondo che generi altra vita, altra biodiversità, altra natura. Un rapporto da rifondare e riequilibrare a livello globale per salvare e salvaguardare la risorsa naturale più preziosa e fondamentale di tutto l’universo: l’acqua.

La risposta per la riviera riminese è solo una: istituzione del parco fluviale protetto del fiume Marecchia, la cessazione degli sversamenti inquinanti nel fiume Ausa, Conca e Marano, lo sdoppiamento totale del sistema fognario cittadino con la separazione delle acque chiare dalle acque scure a Rimini per eliminare ogni inquinante scaricato in mare, la rinaturalizzazione delle coste e la mitigazione degli insediamenti umani sulle spiagge, la regolamentazione e l’adeguamento a norme di salvaguardia ambientale del porto di Rimini e della darsena, martoriate dagli sversamenti chimici della cantieristica e dei reflui delle imbarcazioni che avvelenano le acque, il monitoraggio e la selezione del traffico marino anche al largo delle coste. E questo è solo l’inizio.

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