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littlebighorn numero 134

wounded knee

134 anni fa, il 25 giugno, aveva luogo sulle rive del fiume Little Big Horn, l’epica e leggendaria battaglia di Littelbighorn, uno fra i più cruenti scontri fra nativi americani ed esercito di coloni , quello che rappresentò l’unico episodio di resistenza efficace alla barbaria degli invasori statunitensi che ancora oggi si potrebbero definire ipoteticamente come occupanti di suolo straniero.

Dopo quest’unica significativa vittoria della resistenza indigena di tutte le Guerre indiane, con il massacro del generale Custer e delle guarnigioni a sua disposizione,  le autorità statunitensi colsero l’alibi giusto per operare uno dei più insensati, barbari e violenti genocidi della storia dell’umanità: il genocidio dei nativi americani ad opera dei coloni invasori, colonialisti e imperialisti americani.

L’eroismo, il valore umano, la forza spirituale e la superiorità culturale dei nativi, non bastarono infatti negli anni successivi a fermare la violenta forza conquistatrice dei coloni e vennero accerchiati, ghettizzati e massacrati (remember Wounded Knee!). Le cause furono molteplici e complementari: impotenza militare, arretratezza tecnologico-bellica, frammentazione delle tribù, mancanza di risorse di approvvigionamento alimentare, capacità di mediazione politica.  I coloni operarono così, una delle più subdole guerre di logoramento facendo “terra bruciata” attorno a tutte le tribù che non vollero piegarsi ai tratati unilaterali che imponevano loro di arrendersi ai “bianchi” e cedere i propri territori entrando da prigionieri nelle riserve. I coloni tagliarono loro le riserve di sostentamento alimentare, operarono una caccia selvaggia al bufalo americano estinguendo la quasi totalità della popolazione, braccarono i superstiti attraverso sistematici attacchi e massacri senza risparmiare donne, anziani e bambini, tagliarono di fatto le vie di fuga ai ribelli e li assogettarono in desertiche riserve divenute ormai come “campi profughi” che vennero governati in nome dell’allienazione  culturale della tradizione e dello stile di vita dei nativi, in nome della scolarizzazione forzata e  dell’innesco volontario e doloso di dinamiche sociali di povertà, degrado, alcolismo di massa e negazione dei diritti fondamentali. Ancora oggi, questo popolo ridotto a piccole comunità di superstiti, viene emarginato sistematicamente e privato dei propri diritti.
E’ dunque in questo modo che gli stati uniti d’america hanno esordito nella loro genesi e la storia di occupazioni e invasioni sembra contuniare imperterrita.

Ancora oggi, nemmeno il “miracolo Obama” concede il ritiro delle truppe americane dal fronte afgano e la politica colonialista e imperialista americana (che sia militare, o economica o politica o solamente culturale) non accenna a allentare la sua pressione nei confronti degli altri popoli della terra, proprio nel solco della tradizione storica europea e anglosassone.  I “cugini britannici” ed europei infatti non furono da meno nel corso della loro storia millenaria. Indiani, aborigeni australiani, africani, arabi, indios sud-americani e popolazioni indigene di ogni genere e provenienza, colpevoli solo di possedere radici culturali proprie e difformi da quelle europee e di vivere territori ricchi di risorse appetibili per i coloni, hanno subito fino ad oggi, sorte comune in fatto di sottomissione e vessazione coloniale inferta dalle nazioni europee.

L’Italia, dal canto suo, si fa subordinato vassallo di questa politica e ne imita le dinamiche seppur nell’ambito della  propria dimensione di mediocrità strutturale. Anche l’Italia perpetua scelleratamente la sua occupazione militare in Afghanistan e rimane a presidiare talvolta ingiustificatamente numerosi altri territori per la sola salvaguardia di interessi economici, commerciali, strategici o politici.
Queste dinamiche, che scavalcano ogni diritto all’esistenza pacifica dei popoli e degli individui, negando i diritti di autodeterminazione dei popoli, le libertà politiche e individuali e stronca i naturali processi di progresso culturale e democratico dei  popoli è concausa di numerosi dei conflitti armati attualmente in atto sul pianeta.
D’altro canto, sono la negazione dei diritti fondamentali dell’uomo, la prevaricazione, le dittature ed i fondamentalismi religiosi che nel pianeta operano per la restante parte determinando il panorama bellico odierno e la sofferenza di numerosi popoli in estrema difficoltà e vessazione.
Popoli che si trovano in stato di grave indigenza, deficit culturale e scolastico, repressione dei diritti umani, persecuzione militare e genocidio si stanno scontrando in una terribile guerra fra poveri.

Il sito della rete pacifista www.peacereporte.net censisce ad oggi 24 conflitti bellici (io ne aggiungerei almeno 2 di recentissimo scoppio) che determinano tuttora negazione di diritti umani fondamentali. E’ a questi popoli che questo blog si riferisce oggi.
Dai nativi americani ai quali questo blog si ispira, per poi passare dal popolo ebraico perennemente perseguitato e braccato, agli armeni, ai palestinesi, ai curdi, ai birmani, ai tibetani, agli indios centro-americani e sud-americani, ai cinesi e agli iraniani fino ad arrivare ai sudanesi, sono molti i popoli su cui grava la scure dei signori della guerra e dei crimini contro l’umanità.
E’ a questi popoli dimenticati o trascurati dai media a cui  oggi questo blog si richiama ed è a loro che voglio dedicare questo post intitolato “littlebighorn numero 134″ , ma seccamente, in questa occasione  mi sento di criticare anche quel finto pacifismo politico e di parte che nell’affermare la negazione dei diritti dei palestinesi ad opera di un sionismo estremo divenuto ormai violento, forniscono oggi nuovi alibi di persecuzione dei popoli ebraici rifugiati in Israele.  Diffido di coloro che manifestano in favore dei palestinesi di Hamas e dimenticano tutti gli altri, diffido di chi si schiera con i palestinesi nelle piazze e non spende una parola di condanna per i nord coreani che attaccano unilateralmente ed ingiustificatamente la Corea del sud causando la morte di 54 giovani marinai.
Diffido di chi, con altrettanta fermezza, non spende parole per i monaci birmani perseguitati o uccisi dai generali militari al potere. Diffido da chi non spende parole di  decisa condanna per il partito comunista cinese che reprime e offende la resistenza tibetana o le politiche violente  e non cita la resistenza delle camicie rosse thailandesi alle ingiustizie del governo in carica. Inutile spendere altre parole per la situazione in Iran, di fronte alla quale pochi possono giustificare il comportamento complice di alcuni stati compiacenti o indifferenti ai crimini che si compiono in quel paese.
Nessu pacifista si potrà mai definire realmente tale se non vorrà schierarsi apertamente per la NON -VIOLENZA. Una non violenza che non significa, ignavia o mancanza di spirito di lotta o combattività, ma che significa disarmo, dialogo, RESISTENZA e DEMOCRAZIA.
In questo mondo la violenza è prerogativa del partito israeliano Likud quanto di quello palerstinese di Hamas, è praticata dei democratici di Obama quanto dagli islamisti di Ahmadinejad.
Come riffermare quindi i diritti umani in un mondo dimentico del passato e indifferente alle conseguenze delle sue scelte nel futuro? La risposta è nelle parole di uno dei capi Sioux di nome Low dog, che al mattino della battaglia di Littlebighorn, scorgendo le truppe dei coloni in arrivo, scegliendo addirittura il martirio pur di proclamare la sua innata libertà, esclamò:

“Oggi è un buon giorno per morire, seguitemi!”

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