enel, terna, elettrodotti ed elettro-stronzi
cronaca di una lunga storia di politici incapaci, ingiustizia di stato, prevaricazione ed elettrosmog

Venerdì scorso ho partecipato a titolo puramente informativo ad una assemblea organizzata dal partito democratico riminese a tema “inquinamento elettromagnetico ed elettrodotto forlì-fano“. L’assemblea aperta a tutti, era intitolata, come da volantino, “In nome del popolo inquinato”.
Così, stupito dalla repentina svolta ecologista dei democratici, che si prodigavano addirittura a citare il verde Amendola in uno degli slogan storici dei verdi italiani, sono accorso ad ascoltare i numerosi dirigenti del pd riminese in cartellone.
Di fronte ad un piccolo ma agguerrito esercito di anziani esaperati, incazzati e vessati da un ventennio di inquinamento elettro-magnetico, sono sfilati nell’ordine: il sindaco di Rimini Alberto Ravaioli, i colleghi vassalli, valvassini e valvassori di Misano, San Giovanni in Marignano, Coriano, Montescudo, Santarcangelo, il capogruppo del PD al consiglio comunale di Rimini Agosta, l’omologo in provincia Funelli, il consigliere regionale circoscrizionale in quota PD Piva, l’assessore provinciale all’ambiente Sabba (in sostituzione di un presidente di provincia latitante Vitali), il consulente di Federconsumatori per l’inquinamento elettro-magnetico Fausto Bersani ed infine l’avvocato del comune di Rimini Maurizio Ghinelli.
Il cartellone era dunque ricco e nutrito di un esercito di politici e tecnici che in batteria, come un plotone di esecuzione hanno psrato le loro cartucce elettorali di fronte ad una platea ormai esanime di anziani in “agonia da elettrosmog” talmente stanchi ed incazzati che una parola storta sarebbe stata sufficiente a scatenare una intifada di cateteri e padelle da geriatria. Come da più classica previsione, gli intervenuti hanno inscenato uno dei più spudorati comizi da campagna elettorale (e guarda un po’…qui a Rimini fra 9 mesi si vota!), ripetendo ovvietà e dati risaputi e accondiscendendo alle aspettative della platea nella maniera più disponibile e assoluta.
In verità sto esagerando nel rappresentare questa platea caricaturandola in questo modo, perchè la storia di quella gente è ben più complessa di come la sto descrivendo ora. Il 99 percento degli intervenuti infatti, erano i membri del comitato “Elettrodotto Forlì-Fano“, ovvero la compagine guidata dal combattivo capo fila Marco Siliquini, di residenti che un bel giorno del 1991 si sono visti erigere a pochi metri dall’abitazione una fila di piloni ENEL per la conduzione di un elettrodotto dalla portata di ben 380.000 volts. Molti dei componenti del comitato costituitosi negli anni 90 e tuttora attivo, nel frattempo sono morti, altri sono decrepiti o in via di estinzione e quindi una certa quota di “eredi” cominciano a sostituire i genitori man mano che il tempo passa. E’ altresì vero che il ricambio generazionale, non si trascina sempre dietro l’entusiasmo della lotta, bensì anche la disillusione, la stanchezza e la rabbia da frustrazione o addirittura spesse volte, anche il disimpegno.
Per motivare tutto ciò, è bene spendere qualche parola sulla storia di questa battaglia.
Siamo negli ultimi anni ‘80. Enel progetta un elettrodotto di portata consistente (380.000 volts) che colleghi Fano con Forlì e attraversi in un unico cordone di linea elettrica aerea, regione Marche e Romagna. Il progetto viene elaborato da “menti geniali” che pensano bene di svilupparlo su carte geografiche aggiornate al 1948. Risultato: l’espansione e la ricostruzione dei centri abitati anche rurali dopo la guerra mondiale, non viene considerata e viene progettato un elettrodotto che si insinua fra le case e l’abitato come se si trattasse di un fascio di penzolanti festoni da sagra paesana.
Il progetto viene dato in pasto agli appalti senza troppe remore e anche se nel frattempo l’allora “Circondario di Rimini” (organismo proto-provinciale), elabora tutta una proposta alternativa per mettere in sicurezza i cittadini con minimi spostamenti risolvendo così la quasi totalità delle criticità, le gare sono già in atto e la “macchina” dell’ENEL non si degna di ascoltare alcuno. L’elettrodotto, nel giro di poco tempo si realizza a suon di manganellate ai residenti in rivolta e prevaricazioni varie da parte delle istituzioni.
A questo punto parte la battaglia civile da parte dei cittadini. Si costituisce il comitato, che inascoltato da ENEL e istituzioni, comincia la sua guerra anche legale. In particolare due volti di spicco del comitato, (fra cui il presidente Siliquini) portano avanti un contezioso legale che porta in tribunale ENEL, progettisti e quadri della società. La causa è di natura penale.
Dopo una trafila epica, tipica della giustizia pachidermica all’italiana, fra appelli, controappelli e prescrizioni, la cassazione attesta a Siliquini e co. che l’elettrodotto in questione è dannoso per la salute ed ha causato danni sanitari di tipo neurologico alle famiglie dei residenti e condanna ENEL a risanare la situazione.
Siamo nel 2007 (ci sono voluti 16 anni). Le istituzioni nel frattempo latitano oppure si “ricordano” dei poveri residenti solo nei periodi di campagna elettorale per poi risprofondarli in un interminabile e colpevole oblio.
I dati di esposizione della cittadinanza ai campi elettro-magnetici in questa fase raggiungono i 3 microtesla.
Cosa accade nel frattempo? La gente del posto continua ad ammalarsi e ad accusare disturbi, qualche cancro, qualche cefalea, qualche patologia imputabile alla sorte ingrata o chissà anche all’elettrodotto ma nessuno lo sa…e nel frattempo la legislazione italiana (con il governo Berlusconi bis) si evolve e procede a regolarizzare i massimali e le soglie di attenzione per l’esposizione della popolazione ei luoghi di permanenza attraversati da campi elettro-magnetici attestando a 3 microtesla i limiti per le nuove realizzazioni e a 10 microtesla per gli impianti già esistenti.
Risultato: come per magia l’impianto citato dalla cassazione come dannoso per la salute umana è perfettamente a norma di legge. Il tutto mentre la cassazione sostiene il contrario decretandone la dannosità per l’uomo.
Enel, ormai divenuta Terna, e a tre anni della sentenza che la condanna, forte di non aver ricevuto alcun concreto decreto ingiuntivo di risanamento della zona colpita, richiesta di risarcimento o restrizione di emissione, forte di una legge statale che ora la premia e le permette di inquinare indisturbata e forte della sua innata indifferenza senza scrupoli di sorta, non interviene e non progetta alcun intervento risolutivo.
Passano altri 3 anni e giungiamo ai nostri giorni, quando il comitato ormai decimato e stremato invoca giustizia, una giustizia che sembra premiarli solo “moralmente” ma che in realtà li beffa lasciandoli sguazzare nell’ingiustizia e nell’idifferenza generale, ENEL ha cambiato nome…è divenuta TERNA, ma la sostanza etica è rimasta la medesima. Incalzata da cittadini e amministratori si rende “filantropicamente” disponibile allo spostamento dell’elettrodotto, ma, udite udite, all’unica condizione che le spese vengano accollate dai comuni e quindi dagli stessi cittadini. Una beffa insostenibile.
Alle persone che invocano l’interramento della linea (tecnologia che può ridurre di molto le emissioni elettromagnetiche), viene risposto sbrigativamente che l’operazione è impossibile, ai tecnici che propongono l’interramento nella sede stradale della nuova corsia dell’A14 di prossima realizzazione, viene dedicata scarsa attenzione. Troppi soldi insomma da spendere per una questione che non sta a cuore a nessuno. La salute di quei poveri cittadini è cosa di poco conto insomma e anche gli amministratori cominciano ad allargare le braccia e a stringersi nelle spalle.
I cittadini no, sono stanchi, furenti e reclamano giustizia e i politici venerdì sono tornati al confronto diretto con loro in quella che a mio distaccato parere è stata una delle più spudorate operazioni di propaganda elettorale a cui abbia mai assistito.

E’ stato proprio il responsabile del comitato, Marco Siliquini a cui è stato concesso l’onore di aprire l’assemblea con un intervento secco e deciso, che raccogliendo la rabbia e l’indignazione popolare di tutti è tornato dagli amministratori a richiedere sostanzialmente : “Quando comicerete a tutelare la nostra salute? Quando cambierà qualcosa? Cosa farete adesso che la cassazione ci ha dato ragione? Quando avremo giustizia?”
E’ stato a questo punto che la platea ansiosa di ricevere rassicurazioni, ha assistito alla più vergognosa serie di interventi politici all’insegna dei buoni propositi, di promesse e fumo negli occhi. La schiera degli amministratori riminesi, tutti invocanti il “genio” del avvocato Ghinelli (ultimo ad intervenire), si sono prodigati in interventi ridondanti e tutti uguali e tutti con l’assoluta volontà di ricoprire di parole e discorsi questa ormai assopita platea. Già dopo un’ora di parole e parole al vento, metà dei partecipanti russava sulle sedie (tutta genete che alle 21 è già a letto da un po’), ma quando il capogruppo PD Agosta, al sorgere di una legittima contestazione da parte di alcuni giovani superstiti alla narcolessia generale, ha iniziato pure a sedare il dibattito divenuto scomodo, rimandando nuovamente all’intervento di Ghinelli che sarebbe iniziato di lì a poco, ho capito tutto. Agosta e tutti gli altri politici incalzati dalla scalpitante assemblea che attendeva risposte, compreso Ravaioli, che dopo aver sparato due promesse di sostegno se ne era andato per un appuntamento con la mogliettina (dicendo poiche lui tanto era a fine mandato!), aveva no tuttu l’intenzione di raccogliere applausi di incoraggiamento, qualche voto e poco di più. Nessuno aveva la minima idea di cosa fare e la minima intenzione di “osare” di mettere in atto una politica concreta di pressione su TERNA.
Il coraggio o la volontà di intervenire erano assenti in questi pavidi amministratorucoli e tutto veniva demandato nuovamente al responsabile giuridico, l’avvocato Ghinelli, che da bravo “azzecca garbugli” avrebbe dovuto miracolosamente trovare la “pezza legale” per ottenere giustizia. Ma la giustizia si sa, è forte coi deboli e debole coi forti e la sorte della battaglia, a detta dei relatori non si poteva che risolvere con:
- Avvio di un’indagine epidemioogica sui residenti a sostegno di una eventuale causa civile (proposta di Luigina Matricardi sindaco di Coriano), così da spendere un po’ di soldi, far lavorare qualche altro consulente amico e perdere altro tempo.
- Avvio di una nuova causa civile con il patrocinio dei comuni e della provincia, così da far passare altri 16 anni.
- Sollecitazione alla coesione delle forze di partito, amministrazioni e comitato. Così per far bottino dei voti di questa povera gente.
- Concentrazione dell’attenzione sulla battaglia per i RISARCIMENTI.
E quando una sollevazione popolare aveva aggredito il povero Agosta, chiedeno il RISANAMENTO AMBIENTALE, prima di ogni tipo di risarcimento monetario (che non restituisce la vita a nessuno), non vi è stata altra via di fuga per questa politica da quattro soldi che quella di tentar di sedare nuovamente il dissenso, invocando alla calma e innescando gli interventi narcotizzanti dell’assesore provinciale all’ambiente Sabba (che a sua detta non ne sapeva nulla di questa storia ma era “d’accordo con tutti”), di Piva (che si è impegnato a far approvare due o tre inutili scartoffie in regione), di Bersani (l’unico intervento a proposito) e in ultimo del tanto atteso Ghinelli che ha toccato poi il fondo nella maniera indecorosa che citerò.
Se infatti la politica aveva per tutta la sera “menato il can per l’aia” rimandando la soluzione ad un profetico intervento del tecnico giurista, dopo 2 ore e trenta di arringhe della retorica più demagogica possibile, l’avvocato Ghinelli si è messo a reinterpretare da zero tutta la storia della causa, agitano un enorme faldone di incartamenti quasi a mostrare la sua padronanza della vicenda e spaventando la folla tramortita di codici e parole tecnico-giuridiche facendo quasi spazientire la platea che si sentiva raggirata.
Rispondendo poi agli innervositi interlocutori che reclamavano risposte più concrete, che altre parole e fumo negli occhi, il tecnico ha concluso sostenendo incredibilmente che della soluzione del problema non ve ne era traccia nel percorso legale, bensì era opportuno cercare una soluzione POLITICA. Il tutto era quindi lavoro dei politici che poc’anzi gli avevno lanciato la “patata bollente”. Il colmo della strategia dello “scarica-barile”.
Ghinelli a questo punto, dimenticando il motivo per cui era stato chiamato e il ruolo che ricopriva (forse a proposito), ha infarcito una ennesima requisitoria di natura politica e politicheggiante che alla sostanza rammentava agli intervenuti una cosa. Restare uniti e votare PD.
Tanti erano già usciti stanchi dalla sala, molti se ne erano andati già da tempo, rimanevano solo gli ultimi diperati attivisti a contemplare la sconcertante verità di una classe dirigenziale che non ha saputo dar risposte e non ha saputo esibire il minimo coraggio di iniziare una lotta in favore dei cittadini e della giustizia.
Chi per loro condurrà quella “lotta di popolo” che non teme la contrapposizione alle formalità e alle burocrazie che rendono così inattaccabili ed impuniti i potenti e i farabutti e costituiscono il fulcro della prevaricazione nei confronti dei semplici e degli indifesi?
Una classe politica che non ha saputo dare risposte è stata indubbiamente questa, una classe politica che addirittura, con qualche furba promessa elettorale ed una bella faccia tosta, è tornata puntualmente a rastrellare i voti degli oppressi facendo leva sulle questioni più spinose e irrisolte, insabbiando sistematicamente le proprie inadeguatezze e responsabilità.
Questa volta gli “oppressi” avranno creduto all’ennsima manifestazione propagandistica di un partito che dopo 20 anni di lotte ha saputo promettere il solo “patrocinio legale” in una nuova causa civile che durerà altri 20 anni e che forse seppellirà la metà degli attuali contendenti che attenderanno invano giustizia? Chissà, lo sapremo fra altri 20 anni.