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storia

Il Little Big Horn è un fiume, affluente del Big Horn, che scorre in Nord America fra gli stati del Montana e deL Wyoming. Nei pressi delle sue rive, il 25 giugno del 1876, le bande Sioux, Lakota e Cheyenne di Sitting Bull (Toro Seduto) e Crazy Horse (Cavallo pazzo), occasionalmente riunite per una celebrazione propiziatoria alla caccia, furono circondate e attaccate dalle truppe federali americane guidate dal Generale Colonnello George Armstrong Custer. Egli guidava una spedizione punitiva per sgomberare le tribù indiane che si erano rifiutate di abbandonare le proprie terre per essere confinate nelle “riserve” secondo il trattato unilaterale di Fort Laramie del 1868. Alle tre del pomeriggio, malgrado Custer fosse stato informato del fatto che la presenza degli indiani era massiccia e quindi avrebbe dovuto attendere l’arrivo del generale Alfred H. Terry e del colonnello Gibbon, che arrivarono troppo tardi, mosse un attacco scellerato, anche in funzione del fatto che le truppe federali erano armate di fucili al contrario dei nativi le cui tecniche di lotta risultavano ancora primitive e inoffensive. Custer non voleva assolutamente che nessun nativo avesse vie di fuga e pensò bene di dividere il suo comando in tre distinte guarnigioni, di cui una sotto il suo comando e due, guidate dal maggiore Marcus A. Reno e dal capitano Frederick Benteen, che avrebbero accerchiato l’accampamento nemico da altri due lati differenti evitando di fare superstiti. Non venne però considerato il grande numero dei nativi americani riuniti (quasi 2500), che, armati solamente di archi e frecce o semplicemente a mani nude neutralizzarono l’attacco, facendo strage di ogni soldato che avesse tentato di togliere loro la vita, ne morirono circa 200 in meno di un’ora.  In quel giorno di lotta, si scontrarono due filosofie di vita, due modi di concepire il mondo e si ricordano le parole di “Low dog”, capo dei Sioux Oglala che, svegliato dai rumori delle truppe di Custer che avanzavano, desideroso di lottare per la sua gente fino al martirio, richiamò i suoi guerrieri con queste parole: “Oggi è un buon giorno per morire. Seguitemi!” Si dice che dell’esercito dei coloni, solo un cavallo sopravvisse.
Quella vittoria, sanguinosa, fu l’unica attribuita alle tribù dei nativi americani che popolavano il nord america, da quel giorno infatti, gli indiani presenti a quella battaglia si dovettero nascondere fra le montagne o si ritirarono in Canada, ma la loro fuga non durò. Il massacro degli uomini di Custer fornì all’esercito americano, l’alibi giusto per cercare di annientare senza pietà ogni tribù presente in quella zona. Il 27 giugno, costrette alla ritirata dalle cariche del colonnello Gibbon e del generale Terry, le tribù furono barbaramente perseguitate e decimate dalle incursioni del generale Crook a Slim Buttes (il 9 settembre del 1876), quando fu sterminata un intero campo Lakota, poi, con il sopraggiungere dell’inverno, con la rapida estinzione delle mandrie di bisonti ad opera della politica di indebolimento dei coloni, la resistenza indiana si fece ancora più difficoltosa. Il 25 novembre 1876, il colonnello Ranald Mackenzie, mandato dal Texas per perseguitare i nativi del nord annientò un altro villaggio Cheyenne. Pochi anni ancora e colpo su colpo anche le bande di “Sitting bull” e “Crazy Horse”, stremate, si dovettero arrendere. Negli anni a seguire, tutti gli indiani rimasti vennero deportati, umiliati e schiavizzati in quello che è uno dei più vili genocidi della storia. Lo spirito libero di quella gente infatti, vive oggi solo per mezzo di pochi sopravvissuti. Il LBH oggi prende spunto dal messaggio di questa gente che ha combattuto incurante degli esiti delle battaglie, il LBH trae insegnamento dalle loro filosofie di vita, non dimentica gli orrori della guerra e fissa questa pagine di storia come base su cui ricostruire un mondo nuovo: un mondo di pace e rispetto.