littlebighorn.it

Mag 08 2010

acqua pubblica

Filed under: diritti umani, giustizia sociale

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Littlebighorn.it sostiene in tutto e per tutto la campagna nazionale per l’ “acqua pubblica” riguardante la salvaguardia del diritto all’accesso e al beneficio universale dell’acqua come bene comune.  In Italia, dopo le iniziative del governo italiano, che autorizzano la privatizzazione e la concessione a privati della gestione delle risorse idriche e degli acquedotti, la campagna del “Forum italiano per l’acqua” riafferma il principio di gestione totalmente ed esclusivamente pubblica di tutte le risorse idriche.

Littlebighorn.it condanna altresì qualunque forza politica, governo, istituzione o amministrazione locale che promuova e operi contrariamente ai principi appena espressi, considerando tali politiche di privatizzazione, di espropriazione delle acque dall’accesso collettivo o di semplici concessioni della gestione degli acquedotti a enti privati , togliendole  di fatto alle popolazioni di pertinenza ed immettendo  questo bene comune ed universale nei circuiti del libero mercato e del consumismo globale, come un crimine contro l’umanità ed i diritti fondamentali dell’essere umano.

Littebighorn.it sostiene inoltre che tali crimini causano e  causeranno forti ingiustizie sociali e che già oggi in larga parte del pianeta producano guerra, carestie e sofferenza.

Scongiurando tutto questo, Littlebighorn.it, da il suo completo appoggio alla campagna in atto  a contrasto di queste politiche liberiste di tutela dell’interesse privato a scapito del pubblico.

(info per adesione alla raccolta firme referendaria: www.acquabenecomune.org)

Mag 06 2010

l’uomo, il fiume e il mare – parte II

Filed under: ambiente ed ecologia, rimini e dintorni, uomo e natura

rockisland

Dopo l’ultimo post sul disastro ambientale del Golfo del Messico, vorrei riprendere il discorso che avevo iniziato qualche tempo fa su questo ormai logoro rapporto “uomo, fiume e mare”.  Continuo a pubblicare fotografie del molo di Rimini come ad indicare una sottointesa volontà di collegare i grandi temi che in questi giorni balzano sulle prime pagine dei giornali, alle realtà locali di questa riviera tanto bella e martoriata, ma questo collegamento si realizza poi da sé, con naturalezza, senza alcuna fatica dialettica.
Si è parlato infatti delle responsabilità dietro agli sversamenti, si è parlato di “debito ecologico”, della “monetizzazione” dell’inquinamento,  si è parlato di  ecosistemi fluviali gravemente danneggiati sotto il profilo geologico e ambientale.  Si è parlato di come questo si ricolleghi poi inevitabilmente in mare aperto e poi “chiuda il ciclo” tornando sull’uomo, sull’economia, sulla salute, sul futuro rendendo di fatto ecologicamente insostenibili tutti i modelli di sviluppo antropico industriale ad oggi attuati.
Un circolo vizioso che non sembra dare tregua alll’ambiente e a chi lo vive e qui a Rimini, in questo periodo è successo di tutto e di più.

Non abbiamo piattaforme petrolifere danneggiate in prossimità della costa, non ci sono fuoriuscite, non abbiamo una petroliera incagliata sulla spiaggia, non abbiamo un fiume inondato di idrocarburi (anche se temiamo anche qui gli eventuali effetti sull’adriatico del disastro del fiume Lambro dello scorso inverno) , ma abbiamo tutto il resto.  In questo tormentatissimo inverno  Riminese, il nostro mare ha vissuto nell’ordine:

  • cicliche e non ben spiegate morie di pesci sia alle foci dei fiumi che sulla coste (si è incolpato il freddo)
  • l’intossicazione di due atleti che praticavano duathlon e sono stati investiti, mentre nuotavano dopo  un acquazzone , da un fiume di merda fuoriuscita dalle condotte di scarico fognario a mare che con la sua enorme carica battereologica, li ha travolti e fatti ammalare (per fortuna non gravemente)
  • la “polemica scogliere e ripascimento” delle spiagge di Rimini nord, con alcuini bagnini della zona di Viserba, (presumibilmente con interessi particolari in merito) che incolpavano un incolpevole assessore all’ambiente Zanzini  di ogni negligenza a riguardo (ma come abbiamo detto, qui non si può dare la colpa al singolo quanto a uno sviluppo antropico malato ormai in atto da generazioni)
  • il riproporsi dei lavori di idraulica sulla foce del fiume Marecchia, con l’ asportazione di altra ghiaia (per la produzione di scogliere, a detta di Zanzini), ghiaia che i ciellini della zona (travestiti da ambientalisti) propongono addirittura di vendere per produrre altra edilizia di merda atta a consumare altro suolo
  • la rottura di una condotta di scarico a mare sempre a Rimini nord con la fuoriuscita incontrollata di un altro immenso fiume di merda che ha inondato i turisti della domenica nell’imbarazzo generale
  • il perdurare degli scarichi fognari sanmarinesi nei fiumi Ausa e Marano

…e intanto aspettiamo

  • le conseguenze ambientali del disastro del Lambro
  • che scoppi lo scandalo degli inquinamenti chimici portuali da parte della cantieristica navala locale che si sospettano da più parti
  • che si completi il panorama di scempio ambientale perpetrato alla nuova darsena

Il tutto, mentre un’altra stagione estiva sta per andare in scena e Rimini, lustra il suo mare coprendo le magagne come può, per poi offrirlo ai suoi turisti bagnanti e paganti.
E ancora, mentre l’Unione europea opera un giro di vite nettissimo sulla verifica e sui controlli dell qualità delle acque di balnazione.
Il tutto mentre l’Arpa locale esegue controlli a cazzo,” se può e dove può”, non dando reali panoramiche sulla salute del nostro mare.
Il tutto mentre vanno ancora in scena le farse delle gollette verdi e delle bandiere blu che non certificano altro se non i finanziamenti che questi enti privati che ricevono in cambio di queste certificazioni fittizie.

E dunque mi domando dove possiamo andare di questo passo, cosa possiamo ottenere, cosa vogliamo ottenere. Mi chiedo da dove ripartire per costruire nuovamente un rapporto armonioso e naturale fra uomo, fiume e mare, un rapporto fecondo che generi altra vita, altra biodiversità, altra natura. Un rapporto da rifondare e riequilibrare a livello globale per salvare e salvaguardare la risorsa naturale più preziosa e fondamentale di tutto l’universo: l’acqua.

La risposta per la riviera riminese è solo una: istituzione del parco fluviale protetto del fiume Marecchia, la cessazione degli sversamenti inquinanti nel fiume Ausa, Conca e Marano, lo sdoppiamento totale del sistema fognario cittadino con la separazione delle acque chiare dalle acque scure a Rimini per eliminare ogni inquinante scaricato in mare, la rinaturalizzazione delle coste e la mitigazione degli insediamenti umani sulle spiagge, la regolamentazione e l’adeguamento a norme di salvaguardia ambientale del porto di Rimini e della darsena, martoriate dagli sversamenti chimici della cantieristica e dei reflui delle imbarcazioni che avvelenano le acque, il monitoraggio e la selezione del traffico marino anche al largo delle coste. E questo è solo l’inizio.

Mag 02 2010

trivelle d’italia

Filed under: ambiente ed ecologia, diritti umani

…d’europa, d’america e del mondo

mareinverno

Non mi ero ancora ripreso dalle conseguenze del disastro che ha interessato l’ecosistema del fiume Lambro e Po nello scorso inverno,  che quest’ulitma colossale catastrofe ecologica di cui ci sta giungendo notizia in questi giorni dalla Luisiana mi ha definitivamente sconvolto.

Non so veramente che dire a proposito. Rileggevo poco fa il giornale riportante gli ultimi dati del disastro e sono rimasto letteralmente atterrito. Non solo per l’entità della catastrofe ambientale, ma per l’assoluta mancanza di sicurezza o strategia di intervento da adottare in casi del genere. L’irresponsabilità di queste industrie dell’estrazione  del greggio e dei governi che le autorizzano a fare ciò che fanno, nella misura in cui lo fanno e nelle circostanze in cui lo fanno, è una tragedia della morale di una gravità tale, che da sola, può eguagliare quella del disastro ambientale che si sta consumando. In un mondo in cui se non tieni i fari accesi anche di giorno, quando guidi sotto il solleone con la tua auto, puoi prendere una multa per ragioni di sicurezza stradale, il pianeta viene lasciato in balia di pericoli di catastrofi ecologiche tremende senza che nessuno abbia la garanzia di alcuna tutela.  Questo riguarda le trivellazioni sì, ma anche i trasporti: come dimenticare i rischi derivati dall’incidente navale capitato alla petroliera giapponese incagliata giorni fa sulla barriera corallina? Quali danni potevano derivare da una catastrofe del genere su un ecosistema così delicato e prezioso?

Che la responsabilità ecologica sia così di poco conto da lasciar il mondo e i suoi abitanti in balia della buona sorte?  Oppure sarà l’efficace opera di pressione delle lobby petrolifere a garantirsi l’appoggio di governi amici, di modo che non mettano troppi “intoppi burocratici” attorno al loro operato? Sarà questa connivenza criminale a rendere così paradossale questa situazione? Dopotutto il “businnes” non può sobbrcarsi di oneri del tipo di  “responsabilità e debito ecologico”.

E ad ogni modo, anche questa volta, se il misfatto è troppo grosso per voltar le spalle all’evidenza fischiettando allegramente, tutto sarà monetizzabile. Questa tragedia sarà valutata e stimata economicamente così che non possa rappresentare altro che una normalissima “ammenda”.

“Ci sobbarcheremo noi dei costi di bonifica ecologica!” assicura la British petrolium, multinazionale responsabile del disastro, ma chi potrà mai ripagare o riparare ad una devastazione simile? Ci rendiamo conto che la natura in così vasta scala non ha prezzo? Ci rendiamo conto che l’unica cosa da fare è ora dire BASTA PETROLIO?

Obama, almeno a parole, comincia a sussurralo timidamente, ma un cambio di rotta, per un paese così marcio di interessi economici come gli USA è lontano e nemmeno un presidente (moderatamente) illuminato come Obama può tutto ciò.

Leggevo ancora sul giornale (Terra numero 403 del 01/05/2010) che i pericoli che corriamo noi qui, nel Mediterraneo sono altrettanto spaventosi.

Il Mediterraneo (cito dallo stesso quotidiano)  rappresenta lo 0,7% delle acque interessate dal traffico di petroliere, ma ospita il 30% dell’intero traffico. Insomma è un ingorgo di traffico petrolchimico continuo, un traffico che non ha alcuna garanzia di sicurezza, cautela e tutela per le acque e gli ecosistemi marini. Non esistono nemmeno grandi piani d’emergenza da mettere in opera in casi di incidente (come il caso della Luisiana ci ha testimoniato). Nessun obbligo, limitazione, nessuna direttiva o straccio di legge obblighi le compagnie petrolifere a far viaggiare il greggio su navi a doppio scafo o a scafo rinforzato.  Nulla, i pericoli sono grandiosi e quotidiani.

Non mi spiego il motivo di tale irresponsabilità se non quello che ho già citato, ma mi rispondo che tutto ciò è possibile soltanto perchè chi paga i danni di questa irresponsabilità (l’umanità tutta) non ha la benchè minima coscienza di ciò che sta pagando (per l’interesse di pochi stronzi) e di ciò che pagheranno le generazioni future (a causa della nostra ignavia).  Non sappiamo far valere i nostri diritti, non esigiamo il pagamento delle loro colpe, non facciamo alcuna pressione sui governi affinchè rispondano alle nostre istanze anzichè le loro, siamo un branco di sciocchi.

Basta veramente…e quando ci viene sventolata le truffa ipergalattica del NUCLEARE, come soluzione per superare il petrolio quale fonte di energia, anzi il NUCLEARE SICURO DI TERZA GENERAZIONE (una barzelletta per stolti, truffatori e affaristi franco-russi), la rabbia che mi pulsa nelle vene diviene indomabile.

Avanti, forza, diamoci una svegliata, facciamo valere i diritti nostri e di Gaia.

Basta merda in mare!

Apr 06 2010

che fine hai fatto Mahmud?

Filed under: diritti umani

riflessioni pasquali su democrazia, libertà di opinione e i diritti umani in iran

flagellazione

Mahmud Vahidnia, 20 anni, studente dell’Università di Sharif e vincitore alle Olimpiadi nazionali di matematica, il 31 ottobre scorso veniva arrestato dopo un suo intervento al microfono nell’aula magna della sua unversità in Iran, per aver criticato, in occasione di una visita uffiiciale all’ateneo dell’ayatollah Khamenei, il comportamento antidemocratico, teocratico e dittatoriale dell’ ayatollah.  Non lo aveva insultato, non aveva inveito contro il governo iraniano, aveva semplicemente domandato alla “guida suprema” iraniana: “Perchè non è possible  muoverle nemmeno una critica?”. Una domanda semplice e ingenua come gliela avrebbe potuta rivolgere un bambino, ma colma di quel coraggio e di  spirito di  “ribellione democratica” da rappresentare un affronto tanto sfacciato da divenire per il povero studente la sua fatale condanna.

Infatti, il coraggioso studente è stato puntualmente arrestato e zittito dalle autorità iraniane. Dapprima la notizia si è  divulgata in fretta, ma già oggi dopo poco tempo, non si sa più nulla di quel ragazzo. Non si sa che fine abbia fatto.  Se sia libero, se stia bene, dove si trovi. Come tanti anonimi martiri per la libertà si è eclissato nella storia.

E allora ripenso ai tanti “ragazzi di piazza Tienanmen” o ai monaci birmani in agitazione fino ad un anno fa,  oppure ai   tibetani o a tutti coloro che nel mondo oggi gridano la loro sete di libertà  in un deserto di indifferenza e di “rapporti commerciali” troppo importanti per essere messi in crisi da eventuali conflitti diplomatici fra stati che ne turberebbero gli equilibri. Gli stati democratici, i popoli liberi hanno troppi interessi e poco coraggio per intervenire con decisione in questi crimini contro i diritti inallienabili dell’uomo diritti. Diritti per cui perdono la vita per ora solo pochi eroi martiri e che puntualmente scompaiono nell’oblio.

Mahmud, come tanti altri martiri per la libertà ha pagato il prezzo del coraggio di dire la verità. E’ su persone come Mahmud Vahidnia che vertono le speranze per un mondo migliore. E ‘ su sacrifici come questi che l’umanità deve ripartire, ma mi sconforta la rapidità con cui il mondo si assopisce nell’oblio e volta pagina con disinvoltura dinnanzi a queste storie. Siamo assuefatti a questo ordine delle cose. Siamo addomesticati all’ingiustizia. Siamo parte di questa ingiustizia.

Insomma, tanti “Cristi” oggi continuano a morire, umiliati e torturati nel silenzio complice del mondo.

Ci sarà una “risurrezione” della libertà per questa umanità disperata?

Buona Pasqua.

Mar 31 2010

fine dei discepoli biancorossi

Filed under: rimini e dintorni

CURVA EST

Al centro di questa fotografia un po’ datata, fra le tante bandiere e striscioni che affollavano lo stadio Romeo Neri di Rimini durante una partita di calcio di qualche anno fa, c’è un piccolo stendardo,  lo striscione della tifoseria più poetica e sognatrice del mondo del calcio, lo striscione della tifoseria più creativa e geniale che si fosse mai presentata sugli spalti dello stadio riminese, era lo striscione dei “discepoli biancorossi”.
Fu quella l’unica stagione in cui la tifoseria riminese ospitò in curva est i “discepoli biancorossi”.  Fu l’annata in cui la Rimini calcio cavalcò il successo che la condusse dalla serie C1 alla serie B.
Dopo tanti anni di C2 e C1 infatti, sospinta da quella tifoseria colma di virtù ed innata creatività,  il Rimini accedeva al calcio che contava e che stupiva. I “discepoli biancorossi” non arrivarono mai alla serie B, si fermarono prima, un po’ come Mosè alle soglie della “Terra promessa”, si defilarono silenziosamente al termine della propria missione.
I mitici discepoli biancorossi non c’entravano nulla con il calcio giocato ad alti livelli, con i club calcistici blasonati  e con le classifiche d’alto prestigio, erano semplicemente magnifici nella loro essenza, innatamente brillanti e naturalmente unici nel loro genere.
Al centro del loro stendardo, si leggeva un messaggio cha ha ancora oggi del sublime. Si intravvede  sulla fotografia (forse a fatica) appena sotto la rappresentazione biancorossa del simobolo per eccellenza della città di Rimini,  l’arco d’Augusto,  il motto di quell’epica tifoseria riminese: ed il motto era “il golpe!”.

Il golpe che i discepoli biancorossi propagandavano con tanto ardore, non era solo un riscatto calcistico della città di Rimini, quello era un golpe spirituale, culturale, sociale e umanista. Era il golpe che aveva reso una piccola squadra di provincia la rivelazione del campionato di C1 e l’aveva catapultata sulle vette nonostante la penuria di uomini, strutture e mezzi economici. Gli ideali di purezza, la smania di emergere e la voglia di vincere erano più forti del denaro ed in poco tempo i risultati arrivarono. Quell’anno il Rimini fu promosso in serie B giocando una delle più belle stagioni della sua storia.

In verità però, per i discepoli, il calcio era solo una scusa, un dettaglio. Il golpe dei discepoli biancorossi era un golpe culturale capace di  ben altro che di  una supremazia agonistica di campionato. Portava con sé un messaggio di autodereminazione culturale,  in grado di ridare in mano ai riminesi e agli italiani tutti, il significato originale del proprio agire e vivere nel mondo, un significato che dava a quell’agire identità, personalità,  poesia ed artisticità.  I discepoli biancorossi si sentivano padroni  della loro storia e questo li rese dei vincenti non solo nello sport.

Oggi che il Rimini è in fin di vita, retrocesso nello sfacelo di una profonda crisi, che lo porterà probabilmente al fallimento a fine stagione, riguardo questa fotografia con un po’ di nostalgia. Chissà se un giorno potremo rivederli sugli spalti e gioire ancora delle loro gesta visionarie.
Oggi però è tempo solamente  per il lutto. Oggi si celebra solo la triste fine dei discepoli biancorossi in attesa di una nuova e definitiva riscossa…che chissà se ci sarà.